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Maurizio Rolli - di Giuseppe La Spina
Moodswings
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Inciso nel 2001 il cd “MOODSWINGS” è un omaggio al grande maestro del basso elettrico, Jaco Pastorius.
Un tributo particolare presentato con la “AMP Big Band” ossia con l’orchestra jazz dell’Accademia Musicale Pescarese dove a capo di tutto è Maurizio Rolli, bassista, contrabbassista, compositore e arrangiatore già sulla scena da molti anni.
Un progetto coraggioso, sia perché rivolto ad un musicista importante qual è Jaco Pastorius che ha condizionato e continua a condizionare il percorso musicale di tanti musicisti, che per il grosso rischio di “rovinare” versioni eccellenti di brani celebri come “Three views of a secret” oppure “Teen Town” ambedue scritte da Pastorius.
Una cosa che non è assolutamente avvenuta in questo cd dove tutto suona in modo fresco e stimolante.
Come ospiti nel progetto spiccano due nomi celebri e azzeccati , Mike Stern che a suo tempo collaborò con Jaco e che suona su tre brani di cui uno scritto proprio da lui per Jaco dopo la sua morte, dal titolo “Wing and Prayer”, e Michael Manring altro facoltoso del basso elettrico con il quale Maurizio Rolli al contrabbasso apre l’album con la famosa “Donna Lee” in un dialogo che manifesta il personale riconoscimento strumentale al maestro Pastorius.
Mettere insieme e dirigere un ‘orchestra non è impresa da poco come neanche pensare agli arrangiamenti, sia da un punto di vista tecnico che in particolar modo pensarli per comunicare il pensiero musicale di un grande qual è stato Jaco Pastorius.
A Maurizio Rolli è ben riuscito.
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Maurizio Rolli - di Giuseppe La Spina
Archivi Sonori
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E’ il secondo lavoro, come leader, di Maurizio Rolli.
Nato come album di proprie esperienze e memorie musicali, come potrebbe essere un album fotografico, ed elaborato in quindici anni, “Archivi Sonori” è anche un vero e proprio archivio sonoro creato da svariati nomi, alcuni di fama internazionale come Mike Stern alla chitarra, Bob Mintzer al sax soprano, Otmaro Ruiz al piano e Danny Gottlieb alla batteria che arricchiscono il già meraviglioso gruppo di Rolli.
Sono dieci in tutto gli archivisti (come chiamati da Maurizio) che hanno saputo esprimere elegantemente e ad alti livelli il contenuto dei dodici brani, di cui due MP3 ghost tracks, tutti composti da Maurizio Rolli.
Un viaggio attraverso vari spunti di musica gitana, francese, spagnola , samba etc., dove ogni brano nasconde il ricordo di un determinato periodo della sua vita, descritto tra l’altro nei particolari nel booklet del CD. “Dialoghi” dedicata a Mike Stern oppure “5 anni dopo” un jazz di stampo europeo dedicata a Kenny Weeler ne sono la testimonianza.
Sarebbero proprio tanti gli elogi da fare a tutti indipendentemente dalla fama, quindi ne scrivo soltanto uno che , sicuramente non solo per galanteria, va a Diana Torto sola donna dei dieci archivisti che a mio parere ha uno squisito uso strumentale della voce.
Un archivio vario di musica e musicisti, varietà che è sinonimo di bellezza sia nelle forme che nei contenuti e testimonianza che il duro lavoro, come quello fatto da Maurizio Rolli, premia.
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Gianluca Esposito
A Conversation With a Big Man
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Una formazione di tutto rispetto quella del sassofonista Gianluca Esposito che insieme ad Angelo Canelli al pianoforte, Gianluca Renzi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria ha dato vita a questo album dal titolo “A Conversation With a Big Man”.
Un lavoro ben fatto, nel quale è evidente in Gianluca la derivazione dalla tradizione jazzistica ed anche il tentativo ben riuscito di separarsene per un sound più moderno come nel brano di apertura “Sing for Love”.
Il progetto è arricchito dalla presenza di un importante sassofonista qual è Steve Grossman, un grande del jazz che non ha messo in ombra bensì evidenziato il suono caldo ed elegante di Gianluca.
Un elogio alla ritmica di Manzi e Renzi che contribuiscono a dare una grande energia all’intero album, ritmica che è legata ai solisti dall’ottimo accompagnamento del pianista Angelo Canelli.
Un progetto ben riuscito che può soltanto augurare a Gianluca Esposito un buon continuo. |
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Stefano Lattanzi - Segnali Project
Sailing
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E’ il primo lavoro dal titolo “SAILING” quello del quartetto Segnali Project, che vede l’intrecciarsi delle due chitarre di Stefano Lattanzi e Claudio Bevilacqua sulla base ritmica di Pino Zanzonico al basso e Ivan Marziani alla batteria.
Più di 70 minuti di musica che varia dal easy jazz alla fusion, in cui si alternano brani originali, scritti da Claudio Bevilacqua, e brani di celebri autori quali G. Burton, M. Stern, J. Patitucci, solo per citarne alcuni. Un primo lavoro con una scelta di brani impegnativi con atmosfere versatili, a volte da intrattenimento altre volte più sofisticate.
Si nota l’influenza di Mike Stern nel fraseggio dei due chitarristi e, forse, per questo un complimento va al gruppo sia per la scelta che per l’esecuzione della meravigliosa ballade di Mike. |
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Domingo Muzietti
Introducing
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Molteplici sono i colori contenuti in questo CD di Domingo Muzietti, un progetto che vede protagonisti tanti talenti ognuno dei quali dà il meglio di sé sia da un punto di vista tecnico che umano.
Diversi sono i generi esplorati dal funky alla bossa, dal jazz tradizionale a quello moderno, tutti suonati in modo eccellente.
Nella storia della chitarra jazz, a cominciare da un certo periodo sono state due le strade da percorrere, quella di Wes Montgomery e l’altra di Jim Hall.
Se dovessi immaginare Domingo in una delle due strade sicuramente lo vedrei camminare su quella di Wes.
Quello che invece traspare da Muzietti è che non ha pensato in modo individuale ma ha dato un senso musicale più ampio all’intero CD nel quale ognuno ha avuto la possibilità di esprimersi liberamente.
L’album dal titolo “Introducing” fa ben sperare a successive registrazioni. |
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ArinGroup
l'Ottavaru
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E’ sempre un piacere ascoltare un album con brani in lingua dialettale perché, oltre ad essere un evento artistico, è anche un evento culturale.
Il CD degli ArinGroup dal titolo “l’Ottavaru” è formato interamente da brani originali. Nei pezzi è presente la tradizione dialettale e musicale abruzzese. L’ organico si compone di sette musicisti, quasi tutti polistrumentisti. La musica è ricca e possiede una varietà di timbri e di voci notevoli.
Va sottolineato l’uso di strumenti non frequentemente adoperati, come il tamburello, appartenente appunto alla tradizione musicale popolare. Poetici i testi , questo album comunica semplicità e calore, elementi sempre più rari nell’odierno panorama musicale |
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Patrick Abbate
Tutto quello che ho da dirti
(Bandaner Productions)
recensione a cura di Paolo Patrignani |
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Rock made in Italy, per essere più dettagliati “fatto a mano in Sardegna”.
Una mano sapiente, quella di Patrik Abbate che fa cantare il proprio strumento.
Un suono che sa essere allo stesso tempo tagliente e caldo, comunque sempre lirico con un fraseggio calibrato e ben interpretato.
Una tecnica eccellente che non impasta mai il suono, che arriva sempre deciso e diretto all’ascoltatore anche nei momenti un cui le note si susseguono velocemente.
Dodici brani nel cd, due cantati, nove strumentali ed uno scherzo: si chiama “Sound Check”, dove il fonico si lamenta e sbraita sul sottofondo strumentale della band che suona, suona e suona ammutinando le direttive del tecnico ormai furioso.
Tutte le tracks sono state composte da Patrick, che si è avvalso della collaborazione di Mino Mereu e Jova Cannas per la stesura dei testi nei due brani cantati.
In conclusione un progetto che merita attenzione, un lavoro ben realizzato sotto il profilo compositivo e ben curato sia nell’esecuzione strumentale che nella cura del sound generale. Complimenti, keep going! |
I musicisti:
Patrick Abbate: chitarre - Ezio Zaccagnini: batteria - Adriano Lo Giudice: Basso - Mino Mereu, Jova Cannes, Luigi Frino: voce Andrea Zonchello: Tastiere ed effetti - Andrea Cutri: seconda chitarra |
Il suono di Patrick
Patrick usa:
Le sue dita…! e: Chitarre Washburn N4 vintage, N2, Dime 333, acustica Wahburn J28SCEDL
Amplificatori Randall MTS RM 100M con i moduli: Black Face, Recto, Ultralead, XTC.
Effetti Lexicon MPX G2, pedaliera Lexicon MPX R1
Il cd è stato realizzato presso: Sinis Records (Cabras) - Little Gazebo Studios (Oristano) - Victro-Lab ( Oristano) - Wizard Studios (Oristano)
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Una bella frase di Patrick:
”Ringrazio…tutti coloro che hanno ispirato il mio modo di suonare ed hanno dato una colonna sonora alla mia vita”… |
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Syntaxis formazione ideata e guidata da Carlo Mezzanotte da alla luce La Linea. Una nuova uscita discografica che fa guadagnare punti al circuito jazzistico romano ed italiano.
Un lavoro dove Carlo Mezzanotte consolida la sua posizione di pianista, compositore e didatta affermato, circondandosi di musicisti che interpretano con efficacia il linguaggio musicale espresso nel progetto.
Possiamo, infatti constatare tra le note di copertina chi abbia apportato il proprio contributo alla realizzazione di questo progetto, che pur conservando una matrice jazzistica strizza l’occhio a sfumature stilistiche provenienti da altri stili.
In studio con Carlo, oltre ai musicisti già presenti nella precedente pubblicazione di Sintaxis, Massimiliano Rosati: chitarre, Valerio Serangeli: basso, Stefano Pacioni: batteria, troviamo alcuni personaggi autorevoli: Liliana Gimenz: voce, Umberto Fiorentino: chitarra e per concludere il basso irruente di Dario Deidda ed il sax di Maurizio Giammarco, che con la sua voce decisa e coinvolgente cavalca le composizioni di Carlo contribuendo in maniera considerevole a caratterizzare quest’opera.
Dieci tracks, di cui otto originali, uno di Monk ed una rielaborazione rovente, tutta Syntaxis, di Giant Steps di J. Coltrane.
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I brani sono pubblicati da un’etichetta tedesca, la JPG Music: questo fa onore al jazz italiano che ancora una volta si vede aprire le porte al mercato internazionale. In sintesi “La linea” è da considerare un lavoro brillante, realizzato con energia, con dovizia ed estrema sensibilità musicale sia per quanto concerne le composizioni che gli arrangiamenti, inoltre è realizzato con professionalità e maestria anche dal punto di vista dell’esecuzione musicale.
Non è nel mio stile recensire un cd descrivendolo brano per brano. L’ascolto della musica e le sensazioni proviamo nel farlo sono cose soggettive, tuttavia c’è una cosa che vorrei dire: Complimenti Sintaxis!
E per chi leggerà queste righe una raccomandazione: Non fate mancare questo cd nella vostra collezione. |
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“Francesco Saguto Quintet” è il biglietto da visita con cui il chitarrista si presenta…ed è una presentazione di tutto rispetto e coraggiosa, perché andando a guardare i titoli dei brani ci si accorge che sono quasi tutti originali, scritti proprio da lui.
Inserendo il cd nel lettore, ad un primo ascolto, si ha la sensazione di udire musica in qualche modo ispirata al P. Metheney sound, ma continuando nell’ascolto, anche se la prima sensazione è conservata, si nota una ricerca tesa all’originalità negli arrangiamenti che tende ad identificare un proprio fraseggio, linguaggio in cui Francesco sceglie di dare più importanza alla musicalità che non ad un tecnicismo fine a se stesso. Infatti, anche una singola nota da senso compiuto nel fondersi con la parte armonica gestita dal pianista; inoltre mi ha colpito l’apparente semplicità della melodia che ritengo sia frutto di un’analisi approfondita e svolta con gusto dall’autore.
Nella musica d’insieme dei cinque strumentisti, includendo in questa categoria anche Antonio De Lillis, cantante che usa la voce come uno strumento a fiato, si predilige un’interessante ricerca armonica che da ai brani un senso di freschezza e un buon sound fatto a volte di equilibrati silenzi.
È stata una sorpresa per me sapere che questa registrazione è una demo, in realtà questo lavoro ha le carte in regola per poter diventare qualcosa di più importante. Un CD!
Complimenti e buon lavoro a Francesco ed al suo quintetto. |